Asl/Oms: Milioni di infezioni in Europa, migliaia di decessi l’anno in Italia
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La resistenza agli antibiotici è un problema serio e dobbiamo rendercene conto.

Le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità sul fenomeno: gravi infezioni batteriche stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici.

I dati scaturiti dal lavoro del nuovo sistema di sorveglianza antimicrobica dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ci presentano una preoccupante realtà: è in corso un fenomeno di incremento della resistenza dei batteri patogeni ai farmaci antibiotici.

La percentuale di batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più comunemente utilizzati varia in maniera considerevole tra i diversi Paesi, da zero all’82%. Per fornire qualche esempio: la resistenza alla penicillina – la quale fama è dovuta alla distribuzione su larga scala effettuata da parte di numerose aziende farmaceutiche – arriva fino al 51%.

 

“Il rapporto conferma la grave situazione di resistenza agli antibiotici in tutto il mondo”

Marc Sprenger, direttore del Segretariato della resistenza antimicrobica dell’Oms.

Alcune delle più comuni infezioni batteriche al mondo si stanno trasformando in problemi ben più gravi a causa della resistenza ai medicinali, e le aziende farmaceutiche stanno cercando di attuare strategie per aiutare i sistemi di assistenza sanitaria dei vari paesi.

“Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell’entità del fenomeno. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale”

Carmen Pessoa-Silva, coordinatrice del nuovo sistema di sorveglianza dell’Oms.

Sulla scia delle parole degli esponenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, è bene quindi sapere che la colpa di questo fenomeno non è da attribuire alla sfortuna o al caso, bensì a noi stessi. Siamo stati principalmente noi, con il nostro sistematico abuso di farmaci antibiotici, a renderli così resistenti. E ciò, senza contare che l’abuso costituisce uno spreco economico (sia da parte nostra che da quella dell’assistenza sanitaria), costituisce una preoccupante riduzione della potenziale efficacia degli antibiotici nel momento in cui ne avremo davvero bisogno.

Come possiamo muoverci quindi, se vogliamo limitare il fenomeno e impedire che dilaghi ulteriormente e diventi ancora più difficile da risolvere?

Naturalmente i primi a doverne sapere di più sono i medici, ai quali spetta il compito di indirizzarci verso una terapia corretta. Ed è infatti all’uso appropriato degli antibiotici che sono dedicati i corsi di formazione dell’Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila rivolti a centinaia di medici di base.

L’importanza di questi corsi di formazione è letteralmente di vitale importanza, in quanto c’è la necessità che i medici – primi prescrittori di farmaci – si rendano conto che l’uso eccessivo e ripetuto nel tempo di antibiotici li rende inefficaci nelle terapie, comportando quindi il rischio di trovarci a breve senza armi farmacologiche valide.

“Tra l’altro, le aziende farmaceutiche, a causa degli alti costi e dei tempi lunghi della ricerca, sono poco propense a investire per trovare nuovi farmaci”

Alessandro Grimaldi, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale di L’Aquila

Importantissimo è lo sforzo che l’Asl sta attuando nel campo della diffusione di informazioni riguardo al fenomeno, e le aziende farmaceutiche potrebbero fare molto di più contro il fenomeno della resistenza agli antibiotici, ma qualcosa si sta muovendo sia sul fronte dei nuovi farmaci in fase di studio sia nell’ambito delle politiche atte a scoraggiare l’uso indiscriminato di quelli esistenti.

Nonostante l’opinione comune che i nuovi strumenti medicinali non basteranno a sostituire quelli che non sono più efficaci, è nostro dovere cercare – anche nel nostro piccolo – di invertire questa preoccupante tendenza.